Chi è la Fornarina, la donna raffigurata nell’omonimo capolavoro realizzato da Raffaello poco prima della sua morte improvvisa, avvenuta a Roma nel 1520?

Raffaello Sanzio, uno dei più grandi artisti del Rinascimento, era nato ad Urbino nel 1483 e nel corso della sua breve vita riuscì a compiere dei veri e propri capolavori come ad esempio la Madonna del Cardellino, la Sacra Famiglia Canigiani, la Madonna del Belvedere, la Madonna Tempi, la Madonna Bridgewater, i ritratti dei coniugi Agnolo e Maddalena Doni e ancora tante altre opere tra le quali, appunto La Fornarina.

Ma chi era la Fornarina raffigurata nel dipinto?

Margherita Luti, figlia del fornaio di Trastevere

L’attribuzione di un nome a quella modella che Raffaello dipinse in altre sue opere è incerta, ricca di misteri e storie controverse. I più la individuano in Margherita Luti, figlia di Francesco, il fornaio di Trastevere. Al riguardo, vox populi tramanda che Raffaello la vide un giorno affacciata alla finestra, mentre stava pettinandosi i lunghi capelli. Lui stava recandosi a Villa Farnesina dove lavorava alla realizzazione degli affreschi della villa di Agostino Chigi, ricchissimo e potente imprenditore e banchiere, ed uno dei maggiori mecenati del Rinascimento.

La Fornarina: dipinto di Raffaello Sanzio (1520 circa) conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. (immagine di Publico Dominio, attraverso Wikipedia)

Raffaello vide Margherita e se ne invaghì. Subito L’amore fiorì tra i due e lei divenne la musa ispiratrice e la modella delle opere dell’artista. Si dice anche che i due si siano sposati in segreto e che alla morte del giovane pittore, Margherita, sopraffatta dal dolore, si sia ritirata in convento.

L’ipotesi che la Fornarina sia proprio Margherita Luti, non convince però i più maliziosi. C’è infatti chi insinua che Raffaello, per la sua vita libertina e dissoluta, non poteva certo avere un solo amore, e ancor meno sposarsi, seppure in segreto.

Apprendiamo della propensione di Raffaello per l’amore carnale da Giorgio Vasari: Nel suo libro ” Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”, ci racconta che Raffaello era “persona molto amorosa e affezionata alle donne“… “La qual cosa fu cagione che, continuando i diletti carnali, egli fu dagl’amici, forse più che non conveniva, rispettato e compiaciuto”. Un tratto quest’ultimo che suggerisce come gli uomini di tutti i tempi e di tutti i secoli si ossequiano vicendevolmente per le medesime imprese.

Sempre il Vasari riporta poi che Raffaello, mentre dipingeva la loggia della villa di Agostino Ghici, era distratto e svogliato e non riusciva a lavorare “per lo amore che portava ad una sua donna”. Allora il mecenate, che era preoccupato per la sua loggia, fece in modo che la donna, di cui si era infatuato Raffaello andasse a vivere, dice ancora il Vasari, “in quella parte dove Raffaello lavorava, il che fu cagione che il lavoro venisse a fine” .

Chi era dunque la donna del quadro?

L’ipotesi Beatrice Ferrarese, la famosa Imperia

Il Vasari non parla nè del quadro, nè tanto meno di Margherita, segno evidente che al tempo o non se ne sapeva nulla o, nell’incertezza, si preferiva non esporsi. Studiosi, come Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte, indica come il termine “Fornarina”, rimandi piuttosto ad una tradizione linguistica consolidata del tempo, dove il forno e i suoi derivati: fornaio, fornaia, infornare, e quindi fornarina indicano metaforicamente l’organo sessuale femminile e le pratiche connesse all’accoppiamento.

I meno romantici, sostengono quindi che il pane c’entrasse ben poco con il termine Fornarina. Era piuttosto l’allusione a qualche “cortigiana onesta” frequentata da Raffaello. L’artista viveva a Roma alla maniera dei nobili, praticamente come un principe. Non gli era impedito alcunchè e poteva persino accedere, con il benestare del papa, alle più sofisticate “cortigiane oneste”, in pratica quelle che oggi noi chiameremmo escort d’alto bordo.

E qui si susseguono le varie ipotesi. Forse era la celebre Imperia, amante anche di Agostino Chigi, lo stesso mecenate di Raffaello; o forse la non meno famosa, e anche non meno piacente Beatrice Ferrarese, ma anche in questo caso il soprannome ferrarese era a dir poco malizioso e il pane, tipica specialità gastronomica della città romagnola, c’entrava ben poco.

Chi fosse dunque la modella ritratta da Raffaello nella Fornarina rimane quindi ancora oggi un mistero. Gli studiosi e gli esperti rimangono anche divisi nell’attribuzione di un nome sulle identità di altre donne ritratte da Raffaello.

Le somiglianze

C’è chi dice la Fornarina abbia somiglianze nei lineamenti del volto con altri soggetti femminili e che il pittore abbia usato la stessa modella per il Trionfo di Galatea, La Velata o la Madonna Sistina.

Dettaglio dell’affresco “Trionfo di Galatea” (1512 circa) e conservato nella Villa Farnesina di Roma – (Immagine di Pubblico dominio attraverso Wikipedia)

Altri critici sostengono invece che il raffronto tra La Velata e la Madonna Sistina non regge. Altri ancora come Tom Henry e Paul Joannides affermano addirittura che i due quadri La Velata e La Fornarina non possano essere dello stesso artista.

Insomma, ognuno dice la sua e a noi non rimane che prenderne atto e bearci davanti alla bellezza delle splendide opere che ci ha lasciato il divino Raffaello.

In copertina: dettaglio del dipinto La Fornarina (1520 circa) conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. (immagine di Publico Dominio, attraverso Wikipedia)

Miria Burani ©